top of page

Corriere del Mezzogiorno LA RAI A NAPOLI / 7Un posto al sole, soap «glocal» da 24 anni un Mito


«È così poco il tempo per amare / E un posto al sole ancora ci sarà»: ogni giorno, dal 21 ottobre 1996 ad oggi, per quasi 5.500 puntate, milioni di spettatori hanno ascoltato le voci di Monica Sarnelli e Carlo Mey Famularo intonare «Un posto al sole», sigla della prima e più longeva soap opera italiana, in onda su Rai 3 dal lunedì al venerdì. Quasi 25 anni di programmazione per un format televisivo che per mezz’ora, dalle 20.45 alle 21.15, incolla allo schermo milioni di spettatori e che cattura centinaia di migliaia di italoamericani e statunitensi grazie alla programmazione quotidiana di Rai World Premium negli States.


La scommessa di «Un posto al sole» ha avuto due ideali progenitori, l’editrice Elvira Sellerio – figura fondamentale per il successo del Commissario Montalbano di Andrea Camilleri – e l’«homo televisivus» Giovanni Minoli, all’epoca reduce dal successo di «Mixer» e dei format nati da quella esperienza («Mixer Giovani», «Mixer Cultura», «Professione Reporter»): entrambi ai vertici della Rai degli anni Novanta, i due intravidero nella serie australiana «Neighbours» e nel suo metodo produttivo a carattere «industriale» un esempio replicabile.

Quella esperienza giunse in Italia a metà degli anni Novanta e trasformò la Rai di Napoli nel polo della serialità televisiva, ricollocandolo al centro di quella fabbrica dell’immaginario che è la Rai sin dalla metà degli anni Cinquanta. Rai Fiction, Fremantle e il Centro di Produzione Rai di Napoli sono i tre produttori della soap partenopea dei record che, nel corso del suo primo quarto di secolo, si è progressivamente trasformata in un laboratorio narrativo aperto, fluido ed estremamente creativo. «Un posto al sole» ha cambiato non soltanto fascia di programmazione – esordì alle 18.30 – ma anche linguaggi, ritmi, modalità di ripresa televisiva e temi. Dalla cronaca nera alla commedia, dalle storie di criminalità organizzata alla comicità farsesca, la soap di Rai 3 ha toccato ambiti inediti anche per il format australiano originario, trasformandosi nel primo vero esperimento seriale di natura «glocale», che pensa, cioè, globalmente ma che agisce localmente. Con vere e proprie riunioni quotidiane per le sceneggiature, in modo da renderla quanto più attinente alla realtà. Insomma, un fenomeno nazionale e internazionale, arrivato persino ad essere studiato all’università (è il prodotto seriale televisivo italiano a cui sono dedicate più tesi di laurea).

Il Centro di Produzione Rai di via Marconi ospita i set e gli interni degli appartamenti di Palazzo Palladini, da sempre focolaio narrativo della soap, e dei differenti luoghi protagonisti della serie: Villa di Marina, il Caffè Vulcano, gli uffici o gli ambienti dei cantieri navali. Il panorama sul golfo di Napoli e l’area di Posillipo sono gli epicentri urbanistici delle scene di «Un posto al sole» con Villa Lauro e Villa Volpicelli, ma molti musei, luoghi d’arte, palazzi nobiliari, piazze e strade del capoluogo partenopeo hanno fatto da sfondo alle vicende che vedono protagonisti Patrizio Rispo, Marzio Honorato, Alberto Rossi e Germano Bellavia, sin dalle prime puntate, come Luisa Amatucci, Maurizio Aiello, Marina Tagliaferri, Claudia Ruffo e Francesco Vitiello (ora anche regista), usciti e rientrati dalla serie di cui sono protagonisti stabili, e le decine e decine di attori che hanno costellato il quarto di secolo della soap.

L’unica prolungata interruzione di «Un posto al sole» è avvenuta nell’aprile di quest’anno: l’emergenza-coronavirus ha imposto uno stop alle riprese, ma il cast della soap opera ha deciso, con la regia e gli autori, di dedicare il lungo periodo di pausa al contatto con il pubblico, attraverso i canali social e specifici video-collegamenti tra i diversi attori della serie televisiva.

Le riprese iniziate a metà giugno si sono concluse ieri, dopo due mesi in cui sono state messe in campo fino a quattro troupe contemporanee, per permettere alla produzione di rimettersi al passo con la narrazione seriale del format. Perché «Un posto al sole» ancora ci sarà.


13 agosto 2020 | 10:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLO DI MICHELANGELO IOSSA


1 visualizzazione0 commenti

Comentarios


bottom of page